Spaesati a Venezia (fino al 18 maggio)

Una mostra ed una serie di talk a Castello 925, una galleria in un brano ancora autentico di città

Spaesati: la condizione di molti, spesso inavvertita e sottovalutata. Uno spaesamento significa, proprio per raccontarne i minimi termini, essere fuori fase, vivere l’imbarazzo di perdersi tra geografie, discrasie politiche o afasie storiche.

In una piccola galleria/associazione, Castello 925, a pochi passi dai Giardini della Biennale (in una maglia ancora autentica di una città stuprata dai turisti, precisamente Fondamenta San Giuseppe a Venezia), Spaesati è anche una mostra-laboratorio in cui un’artista – la romagnola e padovana Patrizia Giambi (di stanza negli States) – in poco meno di un mese ha l’idea e invita ad esporre alcuni suoi colleghi, che sono prima di tutto suoi amici. Ha chiesto loro un’opera per descrivere questa condizione socio-psicologica e ha anche chiesto loro di portare un tema di discussione allargandolo ad altre discipline.

Gli stessi artisti sono infatti chiamati a un “duetto” con un esperto (da curatori, a filosofi, a psicanalisti, come accadrà con Luca Caldironi, fondatore con Simona Ghedin di Castello 925, il 9 maggio). I talk si tengono tutti i week end, fino alla fine della mostra, 18 maggio (dal venerdì alla domenica alle 18): il primo è quello della critica americana Sue Spaid (ex curatore del Museo di Cincinnati e direttore del Contemporary Art Museum di Baltimora), il 3 maggio alle 18. Riassume il senso critico di questa piccola ed intelligente esposizione: The Fine Art of Doing Something Together, ovvero quando l’arte (collaborativa) tenta di superare produttivamente lo spaesamento.
Giambi invita Barbara Baroncini, Alvise Bittente, Fiore+Penzo, Sophie Franza, Elena Hamerski, Daniela Manzolli, Jean-Francois Paquay. E lei stessa espone un video (realizzato nel suo giardino) che pettina chiome d’alberi e finisce in un artefatto, un bum che fa anche da titolo al lavoro, quasi un’esplosione catartica – bianca e gioiosa.
La qualità delle opere è molto alta. Paquay (che è uno dei cinque artisti a rappresentare il Belgio alla prossima Biennale d’Arte) si occupa di farming art ed espone delle ceramiche fatte da lui: un set di coppe (Stoneware Bowls, 2014) e una serie di frecce (2 North Arrows) che puntano il nord. Sophie Franza espone paesaggi iper-realisti tradotti in dipinto. Daniela Manzolli, che oltre ad occuparsi di video è una potente scultrice, espone nuovi lavori della serie degli alveari. Sono cinque in galleria, ma per trovarli si gioca, anche qui, alla caccia al tesoro. Realizzati in bronzo (fusione a cera persa) sono dei veri gioielli e mischiano caratteristiche di solito incompatibili: la volatilità e l’immanenza. Oltre ad essi, Manzolli presenta un delizioso esperimento: uno studio per vetri (da finestra veneziana) realizzati molando a mano vetro soffiato con la stessa trama degli alveari. Alvise Bittente come di consueto lavora sul linguaggio, il geniu loci della sudditanza sezionato a modo suo (di solito ironico e feroce) e la materia prima del disegno: stavolta costringe a tornare bambini, cambiare prospettiva perché è obbligatorio chinarsi per… giocare al suo flipper: la sua installazione (A Flipper Twist, “We are living in America, America is a wunderbar non in vendita) è un vecchio flipper anni 80 (funzionante) corredato da un cut di Amerika, la popolare canzone di Rammstein (in vendita, ma nascosto, un disegno-collage fosforescente su base di legno plastificato che ritrae un dettaglio del flipper ed un curioso avviso: cercatelo, non è facile trovarlo).
Tra i prossimi talk in galleria, oltre a quello di Sue Spaid, il 4 maggio Jean-Francois Paquay parlerà del suo metodo di agricoltura brevettato, Portage. Tutti gli incontri, come la mostra (realizzata con la collaborazione di Agnese Tonelli), sono ad ingresso libero e corroborati da un aperitivo di un’azienda agricola biologica (grecanico in purezza e rosso veronese). Caldironi, oltre ad essere psicanalista, sceglie con cura le degustazioni grazie alla sua esperienza da sommelier. Il calendario degli incontri fino al 18 maggio è in via di definizione, suggerisco di iscriversi alla newsletter della galleria, che ospita circa 10 mostre l’anno e sovente ospita o promuove eventi della Biennale.

 

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