Vita a Venezia – ARTE E PSICOLOGIA

DI ISAAC TYLIM
THE HERALD

In una raggiante mattina veneziana, ho incontrato il Dott. Luca Caldironi in un caffè lungo il Canal Grande. Alcune gondole si muovevano delicatamente sullo sfondo di questa città magica che ospita la Biennale 2013. Il Dott. Caldironi è il proprietario di Castello 925, una galleria d’arte contemporanea. Dai suoi pantaloni corti e dalla maglietta arancione trasuda una joie de vivre contagiosa. Psichiatra per professione, il Dott. Caldironi è anche un curatore artistico. La galleria non è molto lontana da dove ci incontriamo. Come mai uno psichiatra consolidato come lei ha scelto Venezia per realizzare la propria passione? Da italiano quale è, il Dott. Caldironi sogna anche un po’ come un veneziano: “Prima sognavo le barche e l’acqua, poi di andare più in profondità, dentro la Laguna stessa”. Conosce bene Venezia, la sua superficie ed il suo lato nascosto. Per lui, la città non fa riferimento alcuno a La morte a Venezia di Thomas Mann ma, piuttosto, l’avvicina a qualcosa di più fertile e creativo. La Venezia di Caldironi rappresenta una memoria dinamica, un bacino in cui accadono continuamente cose nuove. L’arte contemporanea intreccia presente, passato e futuro in una trama viva. Attraverso l’arte, Venezia diviene città di vita. Castello 925 si trova in un quartiere marginale rispetto ai percorsi turistici. Si trova nel Sestriere di Castello, vicino all’Arsenale e ai Giardini-Biennale. Le persone lì ci vivono e ci vivevano da generazioni. Come il Lower East Side newyorkese con la sua scena artistica, Castello 925 genera un network che produce nuova vita. “Da piccolo partecipavo alle mostre, mia madre insegnava in una scuola d’arte ed IO ero circondato da artisti. Era come ascoltare la musica da un’altra stanza”. Gli artisti hanno risvegliato in lui un bisogno impellente di comprendere il processo creativo, in particolare il modo in cui la mente vive la normalità nel suo limite. Il Dott. Caldironi ha aggiunto che nella creatività si trovano dei bordi e ciò offre un’esperienza unica di libertà produttiva. In cerca di un metro per la libertà, il Dott. Caldironi, al termine dei suoi studi di psichiatria, ha intrapreso un percorso di psicoanalisi personale. Sembra troppo umile per considerare gli psicanalisti come artisti; piuttosto  preferisce definire gli analisti come artigiani, con alcuni rari e preziosi momenti di vera arte. Le idee e i progetti sembrano fuoriuscire dal pozzo di questa figura poliedrica. Il lavoro di psicoanalista, con tanto di proverbiale lettino, non poteva contenere tutto ciò che circolava per la sua mente. Come ha affermato: “Ho bisogno di contenitori in cui raccogliere i pensieri, uno spazio concreto per emozioni, pensieri e immaginazione”. Ha vissuto in diversi posti durante l’infanzia, e questo spostamento tra diverse case gli ha instillato il senso di portare ‘un sempre se stesso’ in luoghi diversi. È convinto che l’essenza di sé rimanga. È come un hard disk in cui è possibile installare diverse applicazioni, Il ‘core’ non cambia. Possiamo considerare, quindi, Caldironi una nuova versione del cittadino del mondo? Nell’era della globalizzazione, caratterizzata dalla rapidità temporale e di movimento, l’arte ci tiene coi piedi per terra. Caldironi è convinto che “l’arte consenta di conoscere se stessi, con un conseguente miglioramento delle condizioni di salute poiché favorisce il confronto con parti di sé, anche con quelle che possono non piacere”. L’arte contemporanea sfida gli utenti a sperimentare qualcosa che è stato privato di una spiegazione logica. Alcuni hanno il bisogno di controllare un’esperienza con spiegazioni verbali. L’incertezza può risultare complicata da sopportare. Per questo l’arte offre la possibilità di lasciarsi andare e di sentirsi al sicuro nonostante la mancanza di un contenitore evidente. Il Dott. Caldironi converrebbe  sul fatto che le esperienze artistiche siano affini ad una regressione dell’io. Tuttavia, contrariamente al disagio mentale in cui l’io fatica a prosperare, in campo artistico l’io opera continuamente, e questo accade non al servizio della ragione ma dei sentimenti, delle sensazioni e delle emozioni. Ebbene sì, tra la possibilità e l’augurio, la morte a Venezia si fa da parte e Castello 925 riporta l’eros a Venezia!